Emendamento fake: doverosi chiarimenti

Mi spiace dover tornare sulla vicenda dell’emendamento fake di La Vardera.
Ho letto 3 suoi diversi post in 24 ore in cui si definisce “stordito” per essere stato criticato da colleghi deputati, tra cui cita espressamente me.
Afferma che gli “ex grillini” ora difendono la “casta”. Io e Luigi Sunseri saremmo, in base a quel che scrive, parte della “casta” che vede toccati i propri interessi e che reagisce.
Mi rattrista questa logica secondo la quale chi non condivide ad ogni passo il suo operato, sia subito etichettato tra i “cattivi”.
Eppure ritengo fosse presente quando ho bloccato l’aula in piena notte evitando che passasse il fondo da 50 milioni che il Governo Schifani avrebbe potuto spartire arbitrariamente. O quando ho fatto rimuovere il comma – che avevano silenziosamente reinserito – che avrebbe agevolato specifici imprenditori per le esenzioni sul bollo auto. O quando capogruppo M5S ha fatto il diavolo a quattro proprio in occasione della votazione di norme non vagliate in Commissione. Potrei citare ogni collega del M5S per ricordare come si sia lottato istante per istante per contrastare le schifezze di questo centrodestra. Insomma, tipici comportamenti della casta…
Nel merito della vicenda era nostro dovere spiegare pubblicamente e portare le prove che il M5S – unico gruppo in ARS – sull’emendamento fake era stato conseguente, chiedendo voto palese e votando contro.
Come M5S siamo dovuti intervenire per chiarire anche perché nella prima dichiarazione di La Vardera sul tema (Repubblica, giovedì mattina) affermava che l’emendamento era un “accordo tra maggioranza e opposizione”, non citando la posizione M5S e lasciando intendere che tutti – tranne lui – eravamo parte di questa vicenda. Ma fatti alla mano non è così.
Purtroppo la vicenda non è chiusa perché ieri sono uscite dichiarazioni di un Presidente di un Unione dei Comuni del catanese che ritiene di poter utilizzare il milione di euro stanziato. Come M5S abbiamo già depositato emendamento abrogativo di questa norma per evitare che il milione venga perso o, peggio, trasformarsi in una “mancia”.