Oggi Il Fatto quotidiano ha pubblicato un articolo sullo studio che ho fatto insieme al mio staff sui fondi gestiti dal Presidente dell’Assemblea Regionale Galvagno.
Quasi 8 milioni in soli tre anni, sono i contributi erogati dalla presidenza dell’Ars, targata Gaetano Galvagno, nel triennio 2023-2025 a 2.700 tra associazioni, Comuni, parrocchie e scuole: il triplo di quelli distribuiti nello stesso arco temporale della scorsa legislatura sotto la reggenza di Miccichè.
Questa pioggia di soldi purtroppo alimenta la triste convinzione che i contributi pubblici arrivino grazie al filtro della politica e che, per avere qualcosa, bisogna chiedere al potente di turno, al conoscente, in una rete di relazioni che rischia di prevalere sul merito.
Per quanto riguarda i territori che hanno ricevuto contributi significativi, a fare la parte del leone è stato Paternò, il comune di origine di Galvagno, cui sono andati 268.700 euro, più di cinque volte quelli arrivati a Trapani e quasi sette volte quelli indirizzati a Caltanissetta, che pure sono capoluoghi di provincia. In base a una ipotetica ripartizione demografica, Paternò avrebbe dovuto avere circa un quarto di quanto invece ha ricevuto.
La quasi totalità delle migliaia di beneficiari sono realtà che operano in buona fede e che sono costrette a piegarsi a una logica che favorisce distorsioni e discredita le istituzioni: con il totale arbitrio decisionale tutto appare come un favore concesso dalla politica.
L’Assemblea regionale, nell’immaginario dell’opinione pubblica e dei portatori di interesse, non dovrebbe essere il luogo in cui si vanno a elemosinare risorse per le proprie specifiche micro realtà, bensì il posto in cui porre e approfondire le tematiche di interesse collettivo e generale, pur nella tutela di interessi specifici ma diffusi.
Occorre cambiare drasticamente rotta.
Bisogna prevedere un’enorme sforbiciata al budget presidenziale, portandolo a soli 100 mila euro annui, per contribuire in casi del tutto straordinari, inattaccabili e trasversalmente riconosciuti per il loro significato istituzionale. Se l’Ars volesse – com’è giusto fare – garantire il finanziamento di attività culturali e di sostegno a chi si occupa di beneficenza e solidarietà, dovrebbe stanziare con legge le risorse utili a tal scopo, garantendo meccanismi di selezione dei beneficiari in base a criteri specifici e oggettivi, commissioni giudicatrici di altissimo profilo e procedure cristalline e trasparenti.
Bisogna contrastare la cultura clientelare e per farlo sono necessarie scelte coraggiose e decise.
