Corruzione e politica: richiesto dalla Procura l’arresto per Cuffaro e Romano
In questi anni ho ascoltato la narrazione di Cuffaro quando, periodicamente, usciva fuori il tema della sua condanna: frasi come “anche chi ha sbagliato e pagato ha diritto a fare politica”, “ho imparato dai miei errori e non li ripeterò mai più”.
Non ho mai creduto a questo genere di affermazioni per un semplice motivo: se Cuffaro avesse veramente compreso la natura e la profondità della ferita che ha inferto alla Sicilia con la sua condanna, vista la tipologia della stessa e il suo ruolo di Presidente della Regione, avrebbe colto l’assoluta inopportunità di un suo ritorno in politica.
Da ieri pende una richiesta di arresto per Cuffaro. Nell’impianto accusatorio che la Procura di Palermo sta delineando e in base al quale ne è stato chiesto l’arresto si legge quanto segue: “Dopo aver costituito il sodalizio, metteva a disposizione le proprie entrature e la sua rete di conoscenze al fine di commettere un numero indeterminato di reati”. Per la Procura, Totò Cuffaro sarebbe stato il vertice di un’associazione “capace di incidere sugli esiti di concorsi, gare di appalto e procedure amministrative in modo da favorire imprenditori e soggetti corruttori”, con l’obiettivo di “rafforzare il proprio consenso politico” e di “consolidare un comitato di affari occulto in grado di infiltrarsi e incidere sulle attività di indirizzo politico-amministrativo della Regione”.
Spetterà alla Magistratura determinare la fondatezza delle accuse penali di cui sopra ma un dato politico emerge: dopo la sua precedente condanna definitiva, anche essere sfiorato da vicende come queste, trovarsi in situazioni, interazioni e comportamenti che possano risultare minimamente equivocabili rispetto ad una logica di pressioni indebite sulla Pubblica Amministrazione al fine di favorire interessi particolari e privati, è una responsabilità enorme e politicamente irredimibile.
Siamo in presenza di una politica – che va ben oltre Cuffaro – che è accartocciata su logiche particolari e clientelari. Che la mattina si sveglia con la sguardo rivolto su come coltivare relazioni e influenze per accrescere il consenso e (forse) solo in maniera del tutto residuale su come servire la collettività.
Per questo vi è la diffusa convinzione che l’onorevole di turno sia essenzialmente quello che ti chiede il voto e in cambio ti dà una mano per il posto di lavoro o che il consigliere sia quello che ti aiuta a spingere la pratica al Comune (sempre in cambio di un voto).
Ora dopo la vicenda giudiziaria Sammartino (Lega), quella Di Mauro e Castiglione (MPA), quella Galvagno e Amata (Fratelli d’Italia), è arrivato anche Cuffaro (DC). Questa è la maggioranza del Governo Schifani.
È triste.
E, pur nei limiti del nostro operato, sono fiero che la forza politica alla quale appartengo non sia stata tirata in ballo in oltre 13 anni di attività in vicende di questo tipo.
Continueremo a batterci per tutelare gli interessi della collettività. Non so tra quanto accadrà ma spero che quando si tornerà a votare i cittadini decidano di scegliere in massa, senza restare a casa, anche se fosse per confermare questo centrodestra coi sui metodi e le sue priorità che, purtroppo, stanno emergendo con chiarezza.


